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10/10/2018 - MANOVRA, IL FISCO GIOCA UN RUOLO DI PRIMO PIANO

“Tante cose ancora verranno discusse, corrette, analizzate, aggiunte, per cui bisogna sicuramente cercare di essere prudenti senza smarrire la necessaria lucidità nel giudicare provvedimenti di così ampia portata e di così grande impatto sulla vita economica e sociale del Paese –dice l’Amministratore Unico del Caf Italia, la Dott.ssa Maria Emilda Sergio- e soprattutto bisognerebbe, per il bene del Paese, essere oggettivi nel valutare e nel capire se e in quale misura i provvedimenti proposti possano incidere sulla realtà italiana. Ciò che ci sta particolarmente a cuore, per il lavoro che facciamo e che mettiamo a disposizione dei cittadini, è sicuramente tutto quello che si può ricondurre all’universo del Fisco –aggiunge la Dott.ssa Sergio- e a tal proposito auspichiamo sempre interventi concreti e coraggiosi che possano riformare la materia fiscale, il suo assetto e le modalità attraverso cui interagisce con i contribuenti”.

Tra le voci della Manovra appena approvata, e che nella sua totalità ha già scatenato dibattiti e polemiche, uno degli aspetti finiti al centro del confronto politico e delle discussione sui media riguarda proprio il Fisco: sebbene anche la proposta relativa alla flat tax abbia suscitato reazioni di ogni sorta e, ne siamo certi, continuerà a tenere banco nei prossimi mesi, ci riferiamo in questa sede alla questione della pace fiscale. Le bozze di aggiornamento al Documento di programmazione economica finanziaria parlavano della pace fiscale come di un provvedimento da considerare nel più vasto quadro di una riforma strutturale del Fisco, un cambiamento importante e di vasta portata che dovrà coinvolgere anche i contribuenti sui quali gravano cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado. Tra le numerose questioni da chiarire, rientra anche il tetto di tale pace fiscale, in riferimento al quale non mancano le divergenze e che riguarda da vicino anche le dimensioni della platea interessata a tale provvedimento.

Il provvedimento ribattezzato pace fiscale fa storcere il naso ai detrattori, che lo giudicano un vero e proprio condono, sicuramente poco opportuno in un Paese in cui l’evasione fiscale continua a danneggiare enormemente le casse dello Stato. La pace fiscale, ad ogni modo avrà un impatto importante, poiché potrebbe riguardare circa 20 milioni di persone che avevano un carico pendente con l’Agenzia delle Entrate: inoltre, va considerato che il 55% dei contribuenti ha cartelle fino a mille euro, mentre la percentuale dei contribuenti iscritti a ruolo sale addirittura al 99,1% se si considerano i debiti fino a 500mila euro. Se invece si valutano i contenziosi dal punto di vista delle somme, le cartelle non pagate per debiti oltre i 500mila euro rappresentano il 66,5% del valore complessivo. Sarà molto importante valutare la situazione nella sua interezza per capire quali siano le decisioni migliori da prendere.

“Restiamo in attesa di ulteriori aggiornamenti in merito a un provvedimento di grande importanza che arriva in un momento cruciale per il nostro sistema economico –afferma la dott.ssa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia- e che, si spera, indirizzerà il tanto auspicato processo di ripresa economica. Restiamo fermamente convinti che la lotta all’evasione fiscale debba essere condotta con grande fermezza e che la riforma del Fisco non debba basarsi su condoni o sconti, ma debba saper guardare con la necessaria attenzione alla situazione reale del Paese, delle famiglie, dei lavoratori e delle aziende. Reputiamo indispensabile far sì che il Fisco sia equo, sostenibile, trasparente e meno complicato, ma inflessibile con chi non rispetta le regole. Aspettiamo fiduciosi gli sviluppi successivi e saremo sempre pronti a illustrare il nostro punto di vista”.