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02/08/2018 - ARTE, UNA STRAORDINARIA OPPORTUNITĄ CHE HA BISOGNO DI UN FISCO AL PASSO COI TEMPI

“Il patrimonio artistico del nostro Paese è unanimemente riconosciuto come uno dei principali a livello internazionale, se non addirittura il più prestigioso al mondo –afferma la Dott.ssa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia- ed è altrettanto diffusa, purtroppo, l’idea che non venga adeguatamente valorizzato. Si tratta di un problema serio e che continua a essere sottovalutato, perché l’arte rappresenta indubbiamente uno straordinario punto di forza per tutto il Paese, non solo a livello culturale, ma anche e in virtù di ciò, a livello economico e occupazionale. E con grande rammarico dobbiamo notare come il nostro sistema fiscale, più volte al centro di polemiche e discussioni per il suo essere farraginoso, complesso e molto pesante, anche in merito al mercato dell’arte –continua la Dott.ssa Sergio- non sembra avere un approccio capace di valorizzare adeguatamente e di far crescere un settore che tutto il mondo ci invidia”.

Il dato di fatto è che il mercato italiano dell’arte, con potenzialità economiche e di crescita teoricamente eccezionali, continua a crescere a singhiozzo e in maniera modesta, soprattutto se confrontato con quello mondiale. La disciplina fiscale di tale particolarissimo settore è giudicata dagli addetti ai lavori come anacronistica e immobile, laddove un Fisco più attento ai cambiamenti e maggiormente in line coi tempi risulterebbe sicuramente più equo nello svolgere un ruolo fondamentale come strumento di sviluppo e di crescita. Ad esempio, senza inoltrarci troppo in tecnicismi che esulano dal tipo di comunicazione di cui ci occupiamo, la normativa europea in materia di aliquote IVA consentirebbe all’Italia di ridurre dal 10 al 5 per cento l’aliquota applicabile alle importazioni di opere d’arte e alle vendite effettuate dall’autore o suoi eredi. Tale misura, in realtà, era prevista in una bozza dell’ultima Legge di Bilancio, ma è stata poi accantonata. In ogni caso, posta la natura comunitaria di tale tributo, una revisione del sistema di tassazione ai fini IVA delle opere d’arte va coordinata a livello europeo. Altro profilo critico è quello relativo all’imposta sulle successioni applicabile al trasferimento di opere d’arte per successione. Con le regole ad oggi esistenti, i collezionisti sono indotti a destinare le opere d’arte a ornamento delle loro abitazioni e ciò disincentiva la libera circolazione delle stesse: ad oggi infatti la norma evidenzia una disparità di trattamento tra le opere d’arte appartenenti al deceduto che erano destinate a ornamento dell’abitazione (che beneficiano della presunzione del 10%) e le opere d’arte situate in gallerie, musei, mostre o che siano custodite nei caveau delle banche, alle quali la suddetta presunzione non si applica.

Senza dilungarci troppo in ragionamenti e argomentazioni da addetti ai lavori, traspare comunque con evidenza il fatto che il Fisco applicato al mondo dell’arte sia ormai da rivedere nelle sue impostazioni e logiche di base, proprio per poter incentivare lo sviluppo di un settore che potrebbe essere un valore aggiunto di grande importanza per il Paese. In particolare, la normativa tributaria non sembra essere chiara e coerente in tutto e per tutto, anche se dei segnali incoraggianti sono arrivati dall’interesse mostrato recentemente dal legislatore italiano, con la possibilità di una riforma in materia di circolazione delle opere d’arte e predisponendo una proposta di revisione dei reati contro il patrimonio artistico.

“Quello dell’arte e, più in generale, quello della cultura, è un settore incredibilmente poco considerato in Italia, specialmente se applicato al settore economico. L’idea che con la cultura non si mangia –afferma l’Amministratore Unico del Caf Italia- è obsoleta, deleteria e molto superficiale, tanto da non dover proprio essere presa in considerazione. La vivacità e la ricchezza del nostro patrimonio artistico dovrebbero invece essere poste al centro di un progetto serio nel nostro Paese –conclude la Dott.ssa Maria Emilda Sergio- perché rappresentano una peculiarità di straordinario valore, una realtà che tutto il mondo ammira e che può davvero essere tramutato in uno strumento di crescita. Anche in merito a ciò, però, richiamiamo l’attenzione sulla necessità di avviare una riforma fiscale concreta, capace di valorizzare le nostre eccellenze, di far ripartire occupazione ed economia e di puntare all’equità e alla sostenibilità come fondamenti del sistema fiscale”.