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16/05/2018 - FISCO: ITALIA PRIMA IN EUROPA PER ENTRATE DAL GIOCO

“Il tema dei conti pubblici –afferma la Dott.sa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia- ha dominato la scena negli ultimi anni, soprattutto come argomento forte per poter in qualche modo giustificare i grandi sacrifici richiesti ai cittadini, nella difficile realtà che ha caratterizzato il tempo della crisi economica. La fase attuale fa intravedere la possibilità che le cose cambino e che la necessità assoluta della salute dei conti pubblici non debba per forza coincidere con la richiesta di sacrifici continui ai cittadini. Non sempre elementi valutati positivamente dal punto di vista dei conti e del Fisco rappresentano a prescindere segnali incoraggianti o auspicabili –continua la Dott.ssa Sergio- e un esempio in tal senso riguarda il primato del nostro Paese relativamente agli introiti del Fisco derivanti dal gioco d’azzardo. Occorre sicuramente cercare altrove le risorse necessarie e anzi vigilare al meglio su un fenomeno insidioso e che non può essere salutato come una voce degna di nota”.

Rispetto agli altri Paesi Europei, infatti, l’Italia può contare su un settore particolarmente redditizio in tema di entrate per le casse pubbliche: peccato che tale voce non sia legata a un tema di cui andare troppo fieri. Si tratta del gioco d’azzardo, che porta all’Erario circa 8 miliardi di euro. Si tratta di cifre importanti, poiché il Fisco nostrano incassa da questo settore il doppio di Paesi come Francia e Regno Unito, e addirittura il quadruplo rispetto a Germania e Spagna. Il primato poi viene raggiunto, a livello europeo, rapportando il gettito in entrata dall’universo di giochi al Prodotto interno lordo. A dar conto di questa realtà è uno studio condotto dall’Ufficio parlamentare di bilancio, Autorità indipendente dei conti pubblici: a tutto il 2016, anno per il quale si detengono i dati più recenti disponibili, il gettito del settore dei giochi è pari a quasi 10 miliardi di euro, corrispondente allo 0,6 per cento del Pil e a oltre il 2 per cento delle entrate tributarie complessive. Il gettito al netto complessivo, al netto delle vincite, è aumentato in modo significativo tra il 2006 e il 2010, passando da 6,7 a 8,8 miliardi di euro, grazie agli elevati tassi di crescita (superiori in media al 17 per cento annuo) relativi al comparto dei giochi di nuova generazione. Dal 2011, il gettito si è stabilizzato sugli 8 miliardi, nonostante la netta contrazione del gettito dei giochi tradizionali. Il picco del 2016 è dovuto congiuntamente alla ripresa della raccolta e alla revisione delle aliquote di tassazione verso l'alto.

La febbre per il gioco riguarda tutta la Penisola, attraversando praticamente ogni regione da nord a sud, da est a ovest. La regione con la raccolta più alta pro capite è l’Abruzzo, con 1.767 euro, seguito dalla Lombardia con 1.748 euro e dall’Emilia Romagna con 1.668 euro. Se si valuta invece il rapporto fra spesa pro capite per i giochi e reddito disponibile, in testa troviamo le regioni del Mezzogiorno con una percentuale dell'8,3 per cento, a fronte di una media nazionale del 7,2 e di quella del Nord pari al 6,5 per cento. In questo caso, spicca la propensione relativamente più elevata in Campania e in Abruzzo, rispettivamente 10,2 e 9,7 per cento. Si tratta di numeri su cui sarebbe importante avviare una riflessione autentica e approfondita, cercando anche di prevenire i rischi, molto concreti, dello svilupparsi di dipendenze.

“Reputiamo che i numeri relativi all’incidenza del gioco presso i cittadini italiani –sostiene l’Amministratore Unico del Caf Italia- siano già allarmanti, e la considerazione che tale settore rappresenti una forte fonte di entrate per il Fisco non può affatto essere una giustificazione per controlli blandi e mancata educazione delle nuove generazioni circa il pericolo di dipendenze dal gioco. Siamo fortemente convinti del fatto che il Fisco debba cercare altrove le necessarie risorse, a partire dalla lotta serrata ai fenomeni di evasione ed elusione fiscale, anche in collaborazione con il Fisco degli altri Paesi: di sicuro –conclude la Dott.ssa Maria Emilda Sergio- non può essere accolta con soddisfazione una realtà che narra di come gli italiani cerchino nel gioco d’azzardo quella realizzazione economica preclusa dalla crisi economica e dalla mancanza di lavoro”.