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02/08/2017 - PRELIEVO FISCALE SULLE IMPRESE, ITALIA IN CIMA ALLA CLASSIFICA DEI PAESI UE

“Che la pressione fiscale rappresenti da anni un questione spinosa e di difficile risoluzione –dice l’Amministratore Unico del Caf Italia, la Dott.ssa Maria Emilda Sergio- è una verità ormai nota a tutti, qualcosa di profondamente radicato nelle certezze dei contribuenti italiani. Tuttavia, accade periodicamente che tale realtà dia vita ad altre ricerche, statistiche e notizie ad essa strettamente legate e che, di conseguenza, non possono essere salutate con particolare soddisfazione. È degli ultimi giorni, infatti, il quadro europeo riferito all’incidenza del carico fiscale sul totale del gettito: ebbene –continua la Dott.ssa Sergio- in ultima analisi emerge che il carico fiscale che grava sulle imprese italiane non conosce eguali in tutta l’Unione Europea”.

Nella classifica generale relativa al prelievo fiscale sulle imprese nei Paesi UE, con anno di riferimento il 2015, l’Italia è dietro solo alla Germania in termini di valori assoluti, con 105, 6 miliardi di euro versati, contro i 135,6 miliardi di euro versati dalle aziende tedesche: va però considerato, se si vuol leggere la graduatoria con maggior precisione, che la Germania ha qualcosa come 20 milioni in più di abitanti. Si tratta di un dato molto importante che, riletto in chiave di percentuali, ci proietta al primo posto in assoluto: se infatti misuriamo l'incidenza percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale, l’Italia occupa il gradino più alto del podio col 14,9%, davanti al 14,8% dell’Irlanda e al 12,8% del Belgio, e con la Germania al sesto posto, preceduta anche da Paesi Bassi e Spagna.

“La situazione delineata da questo ennesimo studio –è il pensiero della Dott.ssa Maria Emilda Sergio- ribadisce ancora una volta, qualora ce ne fosse stato il bisogno, che la realtà occupazionale italiana vive un periodo estremamente delicato, la cui complessità sembra sempre molto difficile da affrontare. Un fisco complicato, incurante delle necessità più stringente di lavoratori, disoccupati e aziende, nonché estremamente esigente, viene percepito dai contribuenti come il rappresentante di uno Stato distante dai cittadini e dai numerosi problemi, di carattere occupazionale e sociale, ancora largamente irrisolti. Un Fisco più attento e deciso nella lotta all’evasione e all’elusione, e al contempo più attento anche alla realtà sociale ed economica nella quale si trova ad operare, apparirebbe sicuramente –conclude l’Amministratore Unico del Caf Italia- sotto una luce diversa, poiché rappresenterebbe l’idea di uno Stato che prova a perseguire con forza quegli ideali di equità e giustizia sociale alla base di un rapporto sano con i cittadini”.

Il primato occupato dall’Italia in questa particolare classifica è corroborato anche dal fatto che i contribuenti italiani hanno dovuto lavorare per il Fisco per ben 155 giorni, cioè per oltre cinque mesi: come detto su questo sito già lo scorso 9 giugno, infatti, quella che è stata definita la liberazione fiscale italiana si è celebrata soltanto il 4 giugno. Un’altra necessità stringente è quella di provvedere a diminuire la quantità di adempimenti fiscali, il cui numero eccessivo rappresenta un altro problema non di poco conto per diverse aziende.