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22/10/2026 - BONUS MAMME 2026

Partono le domande per il nuovo Bonus mamme 2026, il contributo di 60 euro per ogni mese o frazione di mese di attività lavorativa, fino a un massimo di 720 euro. Attraverso il messaggio n. 3.343 datato 20 ottobre 2026, l'INPS ha comunicato l'attivazione del servizio per la presentazione delle richieste, secondo le indicazioni della circolare n. 106 del 16 ottobre. Le lavoratrici in questione possono presentare domanda non oltre il 31 dicembre 2026, invece per chi matura i requisiti nel mese di dicembre il termine è fissato al 31 gennaio 2027. La richiesta può essere inoltrata online sul sito INPS, mediante SPID di livello almeno 2, CIE di livello 3, CNS o eIDAS. Comunque è sempre possibile rivolgersi ai patronati o al Contact Center INPS. Il pagamento avverrà in un'unica soluzione a dicembre 2026 per le domande presentate in tempo utile, mentre per le altre partirà da gennaio 2027. Tramite il servizio online sarà inoltre possibile verificare lo stato della domanda, consultare l'esito e, in caso di rigetto o accoglimento parziale, sarà possibile presentare richiesta telematica di riesame allegando la documentazione necessaria. Con la circolare n. 106 del 16 ottobre 2026, l'Istituto ha reso note le istruzioni operative per il nuovo contributo destinato alle lavoratrici madri con almeno due figli, previsto dall'articolo 1, comma 207, della legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025). Rispetto al precedente anno (2025), l'importo mensile aumenta da 40 a 60 euro, mentre restano specifici requisiti legati al numero e all'età dei figli, alla tipologia di lavoro e al reddito annuo. Il beneficio non è automatico, occorre presentare domanda all'INPS, attraverso i canali previsti dall'Istituto. Il bonus è rivolto alle lavoratrici madri che soddisfano contemporaneamente i requisiti familiari, lavorativi ed economici previsti dalla normativa. Nel dettaglio, possono accedere al contributo: le madri con due figli, di cui il più piccolo di età inferiore a 10 anni; le madri con tre o più figli, di cui il più piccolo di età inferiore a 18 anni. Sono compresi anche i figli adottati o in affidamento preadottivo. Il requisito inerente ai figli deve essere posseduto al 1° gennaio 2026 oppure maturare entro il 31 dicembre dello stesso anno. Se, per citare un esempio, il secondo figlio nasce ad aprile 2026, il bonus spetta da aprile a dicembre, purché siano soddisfatte le altre condizioni. La misura è riconosciuta alle lavoratrici dipendenti pubbliche e private, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato, e alle lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese la Gestione separata INPS e le casse professionali. Sono ammessi anche i rapporti di lavoro intermittente e in somministrazione. Restano escluse le lavoratrici domestiche, nelle condizioni precisate dalla circolare, le titolari di cariche sociali e le imprenditrici prive della necessaria iscrizione previdenziale. Con l’ordinanza datata 7 ottobre 2026, n. 8068, il Tribunale di Milano ha sollevato una questione di legittimità costituzionale delle disposizioni che escludono le lavoratrici domestiche dal bonus mamme 2025 e 2026, ritenendo che tale esclusione possa determinare una disparità di trattamento ingiustificata e una discriminazione indiretta rispetto alle altre lavoratrici madri con analoghi carichi familiari e condizioni economiche. A differenza degli esoneri contributivi, sui quali la Corte Costituzionale si era già pronunciata con la sentenza n. 159/2025, il bonus mamme costituisce infatti una prestazione economica indipendente dal regime contributivo, le cui peculiarità non sembrerebbero quindi giustificare l'esclusione del lavoro domestico. La questione passa ora all'esame della Corte Costituzionale, chiamata a valutare la legittimità della differenziazione prevista dal legislatore. In attesa della pronuncia, l'esclusione resta applicabile, mentre un'eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale potrebbe aprire la strada al riconoscimento del beneficio anche alle lavoratrici domestiche, secondo gli effetti e i limiti stabiliti dalla Consulta. Per ottenere il contributo è necessario che la somma dei redditi da lavoro relativi al 2026 non superi 40.000 euro annui. Nel calcolo devono essere compresi i redditi da lavoro dipendente e autonomo, compresi quelli esenti da imposizione o soggetti a regimi fiscali sostitutivi o agevolati. Sono considerate anche alcune prestazioni sostitutive della retribuzione percepite durante il rapporto di lavoro, come le indennità di maternità, malattia e i trattamenti di integrazione salariale. Non rilevano invece NASpI, DIS-COLL e trattamenti pensionistici. Per le dipendenti, il reddito è considerato al netto dei contributi previdenziali obbligatori trattenuti dal datore di lavoro. Una delle essenziali distinzioni riguarda le lavoratrici con almeno tre figli assunte a tempo indeterminato. Per le appena citate lavoratrici il nuovo bonus da 60 euro non spetta nei mesi in cui risulta vigente, anche solo parzialmente, un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Resta perciò applicabile, fino al 31 dicembre 2026 e in presenza dei requisiti, l'esonero del 100% dei contributi previdenziali IVS a carico della lavoratrice, previsto dalla legge n. 213/2023. L'esclusione interessa anche i contratti di apprendistato, considerati rapporti a tempo indeterminato. Diversa è invece la situazione delle madri con due figli, che possono beneficiare del nuovo bonus anche se assunte stabilmente. Se una lavoratrice con tre figli passa da un contratto a termine a uno a tempo indeterminato, il diritto al bonus cessa dal mese della trasformazione.