01/08/2026 - REGIME FORFETTARIO
"Sono davvero tanti i lavoratori italiani che esercitano la propria professione con Partita Iva e che non hanno dunque un rapporto di lavoro subordinato con un'azienda di riferimento - dice la Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia - e che da anni prestano di conseguenza la propria opera scegliendo uno fra i diversi regimi fiscali di riferimento in tale ambito. Fra loro, assume una grande valenza l'insieme dei lavoratori con Partita Iva riconducibili al regime forfettario, il cui numero cresce anno dopo anno anche perché per molti aspetti considerato come maggiormente favorevole oltre che caratterizzato da semplificazioni contabili e fiscali interessanti. Tale opzione non è però appannaggio di chiunque e può essere adottata solo da soggetti in possesso di determinati requisiti e, negli ultimi anni, non ha mancato di generare discussioni circa l'eventualità di eliminarla. In particolare - aggiunge la Dottoressa Maria Emilda Sergio - non mancano indicazioni via via sempre più esplicite in tal senso anche a livello internazionale, dove i dubbi in merito si fanno sempre più consistenti".
Nel complesso delle Partite Iva individuali presenti in Italia, si stima che circa il 50% di esse abbia optato per il regime forfettario: la percentuale, davvero molto significativa, merita dunque una grande considerazione in qualsiasi tipo di analisi e di riflessione sul tema in questione, uno dei più delicati e complessi in assoluto di quel grande universo chiamato mondo del lavoro. Tante sono state le polemiche, peraltro ancora presenti in numerosi settori, sull'utilizzo improprio della soluzione Partita Iva, spesso nient'altro che un vero e proprio rapporto gerarchico tra datore di lavoro e lavoratore mascherato e decisamente peggiorativo per quest'ultimo, chiamato a rispettare i doveri dei lavoratori dipendenti senza poterne avere i diritti. Le discussioni riguardo questa galassia di lavoratori sono ancora attualissime e riguardano anche le cifre dichiarate da questi lavoratori: per chi ha il regime forfettario si insinua a volta anche l'appartenenza a una categoria privilegiata. Tale affermazione, portata avanti addirittura da un soggetto autorevole come l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, appare però quantomeno ingenerosa.
Il sistema in questione è in realtà un concreto sostegno per migliaia e migliaia di lavoratori che in tal modo possono lavorare, fatturare e pagare al Fisco quanto dovuto, ossia una quota proporzionale alle proprie possibilità: si tratta di soggetti che faticherebbero non poco a restare a galla se tale possibilità venisse eliminata. Va inoltre considerato che molti di questi lavoratori hanno la Partita Iva riferita al secondo o terzo lavoro, ossia a un'attività di grande importanza perché consente di integrare uno stipendio altrimenti insufficiente, specialmente considerando il costo della vita attuale. Nel nostro Paese, ad esempio, per un contribuente su sei esiste una'entrata economica più consistente di quella legata alla Partita Iva mentre per molti altri, tale attività, anche se la principale, non è l'unica ma è affiancata da altre collaborazioni. Ricondurre la nascita del lavoro frammentario, precario e con meno introiti a questa soluzione fiscale è inesatto: semmai il regime forfettario è una soluzione per cercare di limitare i danni in un periodo difficile per il lavoro in genere, una risposta chiaramente non sufficiente e non sempre adeguata a un mercato che, soprattutto nel nostro Paese, continua a faticare oltremodo.
"La regolamentazione sempre più chiara e minuziosa di tutte le forme attraverso cui si sviluppa il mercato del lavoro è e resta una priorità assoluta per il nostro Paese, così come in realtà per ogni altro Paese - afferma la Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia - e laddove permangano zone grigie e comunque aspetti poco chiari occorre intervenire con decisione per trovare soluzioni e risposte adeguate. Tutto ciò consente di tutelare in primis i lavoratori, permettendo al contempo di assicurare il rispetto della legge e di proteggere al contempo il Fisco e le entrate pubbliche. Come ribadito più volte, non si può che assecondare e favorire il più possibile la nuova concezione del Fisco, che fa di parole come trasparenza, equità, chiarezza, sosteniblità le basi per un nuovo corso. Affrontare i problemi ancora esistenti con il giusto piglio e la giusta determinazione è di fondamentale importanza - aggiunge l'Amministratore Unico del Caf Italia - per migliorare i rapporti tra Fisco e contribuenti e per far crescre al contempo il mercato del lavoro e quindi le economie dei vari Paesi".