22/04/2026 - DECRETO 1 MAGGIO
Il governo sta lavorando a un decreto lavoro da varare entro il 1° Maggio. Al centro del provvedimento ci sono misure chiave, per chi cerca lavoro o per le aziende che assumono: la proroga o stabilizzazione del bonus giovani e bonus donne , mentre per i lavoratori si parla già si prorogare per il 2027 le imposte agevolate sulle retribuzioni previste dalla scorsa legge di bilancio. Il punto dolente sono come al solito le risorse da impiegare per gli appena citati obiettivi. Al momento sono sul tavolo 500 milioni, con il compito di portarle fino a 800 milioni o 1 miliardo. Infatti è prevista una prossima riunione. Il bonus giovani, che momentaneamente dovrebbe scadere il 30 aprile, permette alle imprese di non pagare i contributi previdenziali (fino al 100%) quando assumono o stabilizzano a tempo indeterminato under 35, a patto che ci sia un aumento reale del numero di dipendenti. Se l'occupazione non cresce, lo sgravio scende al 70%. Il tetto mensile è di 500 euro per tutto il territorio nazionale, ma sale a 650 euro nelle regioni del Sud e in alcune del Centro (Abruzzo, Molise, Marche, Umbria e altre). Il bonus donne, invece, dovrebbe essere stabilizzato fino al 31 dicembre di quest anno, senza distinzioni geografiche sul tetto massimo, ma sempre con il requisito dell'incremento occupazionale netto. Il decreto potrebbe rafforzare le tutele dei rider e dei lavoratori delle piattaforme digitali (come i servizi di consegna). Lo scopo è quello di recepire una direttiva europea che prevede la presunzione di rapporto di lavoro subordinato quando la piattaforma esercita direzione e controllo sul lavoratore. In pratica, se un algoritmo dice quando, dove e come lavorare, il contratto potrebbe essere equiparato a quello di un dipendente. La direttiva impone anche più trasparenza sull'uso degli algoritmi. La bozza di decreto conferma la cedolare secca al 5% per gli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali firmati dal 1° gennaio 2024, per i lavoratori con reddito fino a 33.000 euro, misura prorogata fino all'1 gennaio 2027. Dal 2028 è prevista anche la detassazione all'1% sui premi di risultato e sulle somme di partecipazione agli utili, fino a un massimo di 5.000 euro. Rimane inoltre la possibilità di convertire questi premi in welfare aziendale (buoni pasto, rimborsi, servizi), esentasse fino a 5.000 euro. Un altro segnale di notevole rilevanza arriva sul fronte della contrattazione collettiva: il Governo avrebbe infatti deciso di lasciar decadere la delega che avrebbe consentito di intervenire per legge sui criteri di riconoscimento dei contratti collettivi. La scelta è arrivata dopo l'appello congiunto di sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e associazioni datoriali come Confcommercio, tutti contrari a una norma che avrebbe potuto aprire la strada ai cosiddetti contratti pirata, accordi che prevedono condizioni economiche e di tutela peggiori rispetto ai contratti nazionali più diffusi, creando concorrenza sleale tra le imprese. Il governo intenderebbe dare sei mesi alle parti sociali, sindacati e associazioni di categoria, per trovare un accordo condiviso sui criteri di misurazione della rappresentanza nel settore privato. Un'intesa che potrebbe poi essere recepita con una legge di sostegno. Solo nel mercato terziario, circa 154.000 lavoratori sono attualmente coperti da contratti definiti minori, con una perdita media stimata in circa 8.000 euro l'anno rispetto ai contratti principali, oltre a minori diritti e welfare.