08/03/2026 - CONTROLLO AUTOMATICO SUI CONTI CORRENTI: STOP DALLA CORTE EUROPEA
"Il confine da rispettare fra la salvaguardia del diritto alla privacy e alla riservatezza da una parte e la necessità di utilizzare tutti gli strumenti possibili al fine di garantire il rispetto della legalità attraverso controlli specifici - dice la Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia - è sempre molto labile e individuarlo con precisione diventa particolarmente complicato.in un groviglio di norme, leggi e interventi messi in atto dalle autorità preposte. In questo quadro generale bisogna naturalmente tenere conto anche del modo in cui l'Europa può indicare come determinate situazioni legate alle varie realtà nazionali che fanno parte dell'Unione debbano essere riviste e messe in discussione perché non conformi alle nrome comunitarie. La questione della lotta ai reati fiscali risulta poi particolarmente delicata perché inevitabilmente riguarda la quotidianità di milioni di persone e non sempre è facile trovare soluzuoni efficaci che siano al contempo assolutamente scevre da forzature sul rispetto della riservatezza. Purtroppo - aggiunge la Dottoressa Maria Emilda Sergio - torvare la quadra in tali occasione richiede anche tempi lunghi e notevoli sforzi".
Da Strasburgo arriva un altolà all'Italia in merito al controllo automatico sui conti correnti dei cittadini. A proncunciarsi in tal senso, bloccando questa attività dell'Agenzia delle Entrate, è un soggetto autorevole come la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha sede proprio nella suddetta città francese. La sentenza CEDU datata 8 gennaio 2026, infatti, esprime una condanna nei confronti dell'Italia relativamente alla eccessiva invasività delle indagini bancarie: tali azioni, infatti, possono essere oggi avviate con una semplice autorizzazione dirigenziale, in seguito a una legge del Govenro Monti del 2011. La sopra citata Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha rilevato una palese violazione dell'articolo 8 della Carta dei diritti dei cittadini della Unione, dove si aferma che "Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano" in un caso specifico, legato ai ricorsi presentati da due contribuenti italiani riguardo a controlli troppo approfonditi sui loro conti correnti e ha sentenziato che un semplice atto amministrativo non può essere sufficiente ma che occorra una riforma del sistema per tutelare la riservatezza dei cittadini.
La sentenza in questione apre nuovi, importanti scenari in ambito nazionale, poiché in sostanza si rende indispensabile una riforma della normativa italiana attualmente vigente: questa è infatti eccessivamente discrezionale in confronto alla convenzione esistente tra i Paesi Europei. Il tutto è poi aggravato dal fatto che il cittadino è sprovvisto di una tutela immediata in quanto non può rivolgersi a un giudice per contestare o impedire l'accesso ai propri dati bancari. Il nostro Paese sarà quindi colpevole di violazione delle normativa dell'Unione e della Convenzione UE se non provvederà a mettere in atto tale riforma. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, qualora ce ne fosse bisogno, chiarisce ovviamente che il contrasto all'evasione fiscale sia a pieno titolo un istituto fondamentale per il funzionamento dell'azione amministrativa, evidenziando però che ci sia necessità di porre un limite a quelli che vengono considerati degli abusi.
"La situazione che emerge dalla decisone della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo parla della necessità di un intervento che va a favore della tutela dei cittadini nella loro veste di contribuenti - sono le parole dell'Amministratore Unico del Caf Italia, la Dottoressa Maria Emilda Sergio - secondo un principio di difesa del diritto alla riservatezza. Nel riscontrare determinati abusi, però, la stessa Corte non disconosce affatto la fondamentale importanza di ogni iniziativa volta a estirpare i reati fiscali, proprio partendo dall'imprescindibile lotta all'evasione, fenomeno che sottrae ogni anno cifre enormi dalle casse dei diversi Stati membri, limitando fortemente le possibili azioni dei Governi e della stessa Unione Europea. Siamo convinti che si troveranno le giuste contromisure per far sì che la normativa italiana possa essere in grado di tutelare le fondamentali tutela di riservatezza dei singoli cittadini - aggiunge la Dottoressa Maria Emilda Sergio - senza limitare in alcun modo la costante ricerca della legalità in ambito fiscale, continuando quindi a perseguire i reati di tale natura sulla scia degli ottimi risultati ottenuti negli ultimi anni".