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22/12/2022 - ISTAT: SALARI NETTI IN FORTE CALO

"Le difficoltà incontrate nel corso del 2022 rappresentano un brutto colpo per le grandi speranze legate alla ripresa economica del nostro Paese - è la riflessione della Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia - e purtroppo ad oggi stanno continuando a frenare il grande slancio che il sostegno economico arrivato dal PNRR e il ritorno praticamente completo alla normalità dopo la pandemia avevano portato. Nulla però è perduto o compromesso per l'Italia, che - aggiunge l'Amministratore Unico del Caf Italia - si appresta ad affacciarsi al 2023 in attesa di conoscere i dettagli della Legge Finanziaria e di avere l'ok definitivo per il finanziamento legato proprio al raggruppamento degli obiettivi posti con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza".

Il mondo del lavoro è uscito duramente provato dai due anni di pandemia ma pensare che tutti i mali del pianeta occupazione in Italia siano una conseguenza del Covid è sicuramente sbagliato: anzi, sebbene il biennio in questione abbia indubbiamente aggravato il quadro generale, il sostegno economico arrivato dai fondi pubblici ha permesso, paradossalmente, di progettare una fase di ripresa dopo anni decisamente grigi, anni in cui i problemi erano comunque tanti e dove non si è mai davvero riusciti a fare dei passi in avanti concreti in termini di crescita, adeguamento dei contratti, soluzioni di ampio respiro e a lungo termine. E come spesso accade, quando arrivano dati e numeri a riassumere in maniera netta la situazione, il quadro generale appare ancora più preoccupante.

A fornire le informazioni in questione è l'istituto Nazionale di Statistica che, prendendo in esame il mondo del lavoro, i costi e il livello delle retribuzioni, delinea un panorama tutt'altro che roseo e che, come detto, non può essere attribuito ai due complicatissimi anni caratterizzati dalla pandemia. Un dato che fa registrare un leggero miglioramento è quello del cuneo fiscale e contributivo, vale a dire la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore, che resta però ancora alto, assestandosi al 45,5%. Le retribuzioni nette finiscono per rappresentare poco più della metà del costo totale del lavoro. Si tratta di un dato che dovrebbe invitare a una riflessione profonda, ma che quasi impallidisce al confronto di un'altra informazione, legata sempre alle retribuzioni nette: queste, infatti, sono scese del 10% dal 2007 al 2022. 

"Come si evince dai dato forniti dalle ricerche ISTAT, le preoccupazioni e le difficoltà avvertite, vissute, denunciate da anni sono più che giustificate - dice l'Amministratore Unico del Caf Italia, la Dottoressa Maria Emilda Sergio - e purtroppo per anni il problema non è mai stato affrontato in maniera efficace. La crisi del mondo del lavoro fa avanti ormai da almeno 15 anni, periodo che rappresenta un'eternità e che non può assolutamente proseguire. Occorre prendere le decisioni giuste, agire con prontezza e lucidità e mettere in atto le riforme necessarie per il bene del Paese - conclude la Dottoressa Maria Emilda Sergio - e agire sull'occupazione, sul Fisco, sulla lotta all'evasione e promuovere la crescita della nostra economia".