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17/06/2022 - SSN, LA SPERANZA PASSA DAL PNRR

"I due drammatici anni segnati dalla pandemia da Coronavirus hanno lasciato strascichi con cui purtroppo, dovremo fare i conti a lungo - è quanto sostiene la Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia - e questo riguarda praticamente ogni settore, compreso quello fondamentale della salute e delle cure per i cittadini. La situazione drammatica in cui versano molte persone dal punto di vista economico incide infatti in maniera pesante anche su tale aspetto, andando a intaccare un diritto inalienabile, ossia quello di poter essere sottoposti alle cure necessarie. Il problema assume una grande valenza e nel nostro Paese, dove l'età media è decisamente alta, sono moltissime le persone anziane che risultano essere in grande difficoltà nell'aver accesso alle cure del Servizio Sanitario Nazionale. Occorre trovare le soluzioni adeguate in tal senso - aggiunge la Dottoressa Maria Emilda Sergio - e far sì che il nostro SSN possa diventare un punto di riferimento sicuro e affidabile per ogni singola persona".

Il 2021 è stato sicuramente uno degli più complessi per tutti i Paesi: dopo un anno di pandemia e dopo aver smaltito l'illusione dell'estate 2020, in cui sembrava che tutto fosse finito, i problemi economici e sociali si sono via via acuito in maniera sempre più forte, toccando l'apice e generando un clima di paura e sfiducia. Fortunatamente, grazie alla campagna vaccinale, si è pian piano riusciti a limitare i drammatici numeri quotidianamente trasmessi dai bollettini sanitari e a ridurre le numerose limitazioni adottate in precedenza per provare a contenere la diffusione della malattia. Anche in Italia abbiamo vissuto questa situazione, tanto che adesso ci si rende conto in modo più chiaro delle enormi difficoltà incontrate: un dato su tutti fa riflettere parecchio, ossia il fatto che circa la metà degli italiani ha dovuto mettere fra le rinunce obbligate anche la possibilità di curarsi.

I motivi che hanno fatto sì che prendesse corpo questa drammatica situazione sono stati principalmente un'offerta sanitaria inadeguata, l'indisponibilità del servizio e in molti casi, purtroppo, problemi di natura economica. Tutto ciò porta in luce di nuovo il dramma delle diseguaglianze sociali, un problema molto grave che esiste da tempo e che la pandemia ha contribuito ad esacerbare e a mostrare impietosamente in tutta la sua realtà. Si calcola ormai che, dopo oltre due anni di pandemia, le persone in stato di povertà assoluta o relativa in Italia siano circa 10 milioni, un numero enorme che deve essere contenuto e che ha, come conseguenza preoccupante il fatto che nel budget famigliare o personale vengano ritenute sacrificabili persino le spese mediche. Una soluzione da percorrere potrebbe essere quella di implementare il servizio di assistenza domiciliare, i cui costi sono indubbiamente minori e la cui riuscita consentirebbe di garantire cure adeguate a un numero molto più alto di persone, creando inoltre qualcosa come 100.000 nuovi posti di lavoro.

"Prendere atto di una reatà in cui larghe fette della poplazione vivano in condizioni di povertà è molto triste - dice l'Amministratore Unico del Caf Italia, la Dottoressa Maria Emilda Sergio - e tutto ciò assume contorni ancor più drammatici se aggravato dal fatto che, per fare economie, si arrivi addirittura a rinunciare a determinati tipi di cure mediche. Se i cittadini arrivano a valutare l'ipotesi di catalogare la salute propria e dei propri cari quasi come un lusso a cui poter rinunciare fin quando possibile, vuol dire che ci troviamo di fronte a una situazine molto grave che va affrontata con immediatezza e attenzione, Speriamo che presto il Paese possa ripartire e che si provveda a rilanciare il lavoro e a ridurre sempre più i casi di povertà e - continua l'Amministratore Unico del Caf Italia - che soprattutto per voci imprescindibili come salute, istruzione, lavoro si arrivi a poter garantire presto a tutti un livello di assistenza degno di un Paese come l'Italia".