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04/06/2021 - MULTINAZIONALI, DALLA TASSA ARRIVEREBBERO RISORSE IMPORTANTI

"La battaglia che i vari governi portano avanti da tempo per far sì che le grandi multinazionali versino al Fisco una tassa congrua - sostiene la Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia - e quindi in linea con un fatturato enorme ha sicuramente fatto dei passi in avanti molto significativi e, sebbene persistano difficoltà e resistenze nel tentativo di ostacolare tale processo, è ormai chiaro che si approderà finalmente a qualche risultato concreto. In generale, e soprattutto in una fase come quella attuale, caratterizzata da grandi difficoltà legate al periodo della pandemia, crediamo sia opportuno che il pagamento delle tasse da parte dei soggetti in questione avvenga in maniera puntuale e adeguata - aggiunge l'Amministratore Unico del Caf Italia - anche perché tutti i Paesi hanno assoluto bisogno di rimettere in sesto le casse pubbliche".

Quella fra i giganti del web e il Fisco degli Stati è una lotta che si protrae da tempo e che ha conosciuto importanti sviluppi negli ultimi mesi: le pressioni affinché si costringano alcune grandi multinazionali a sottostare a un regime impositivo in linea con quanto incassato nei vari Paesi sembrano finalmente aver prodotto dei risultati. A dare un'idea più concreta di quello che significherebbe per i Paesi facenti parte dell'Unione Europea poter contare sull'istituzione di un accordo internazionale sull'applicazione di un'aliquota minima, pari al 15%, è la Commissione Europea: l'organo in questione ha infatti avviato un interessantissimo studio portato avanti dall'Osservatorio fiscale Europeo, che ha messo in luce i possibili benefici per i diversi sistemi fiscali.

Provando a spostare l'attenzione sulla realtà italiana, emerge come l'accordo sull'aliquota sopra citata del 15% si sarebbe tradotto nell'aumento del gettito fiscale di quasi 3 miliardi di euro nel 2021, precisamente di 2 miliardi e 700 milioni di euro. Ipotizzando invece un'aliquota più alta ma comunque realistica, ossia il 21%, il Fisco avrebbe potuto contare per l'anno in corso, di entrate superiori di 7 miliardi e 600 milioni di euro. Ipotizzare aliquote ancora più alte, ad ogni modo, non sarebbe di certo fuori luogo considerando gli enormi introiti in ballo: secondo buona parte dell'opinione pubblica, in realtà, sarebbe più corretto basarsi su un ideale di equità e sul principio della proporzionalità nel fissare l'aliquota più idonea. A tal proposito, si calcola che, tenendo come riferimento sempre il 2021, il gettito fiscale nel nostro Paese sarebbe cresciuto di ben 11 miliardi di euro con l'applicazione dell'aliquota del 25% e addirittura di quasi 16 miliardi di euro portando tale percentuale al 30%, ossia grosso modo la somma che l'Italia dovrà ricevere come prima rata del Recovery Fund.

"Il fatto che sull'argomento delle tasse a carico dei grandi colossi operanti in diversi Paesi stia finalmente cambiando qualcosa è sicuramente da salutare con soddisfazione - è il pensiero dell'Amministratore Unico del Caf Italia, la Dottoressa Maria Emilda Sergio - anche se resta un po' il rammarico di non esser riusciti ad ottenere già negli anni passati dei risultati significativi in tal senso. Comunque ciò che ora conta è giungere presto a una soluzione condivisa in tempi brevi e compiere quello che è visto praticamente da tutti come un atto di giustizia che sarà tra l'altro di grandissimo aiuto nella fase di ripresa post Covid-19. Non sarà facile per i diversi Paesi riemergere - conclude la Dottoressa Maria Emilda Sergio - ma occorre grande fermezza anche su questo argomento per aiutare i governi a far sì che la situazione migliori, per il bene di milioni e milioni di persone".