Iscritto all'Albo CAF del Ministero delle Finanze n.00066




click 17 Originale Aumenta Aumenta PDF Stampa Indietro

14/02/2020 - FARE IMPRESA IN ITALIA PUÒ ESSERE… UN’IMPRESA

“La situazione italiana, per quel che concerne la questione occupazione, continua a essere critica e con pochi sbocchi all’orizzonte – sostiene la Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia – e il prolungarsi di questa situazione è sempre più preoccupante. Aziende e privati sono alle prese con grandi difficoltà e l’intero sistema economico e lavorativo attende ancora quella svolta sempre più necessaria. E al di là delle difficoltà oggettive e degli strascichi enormi lasciati dalla crisi economica, si aggiungono altri fattori che rappresentano, purtroppo, caratteristiche specifiche della nostra realtà nazionale. In particolare – aggiunge l’Amministratore Unico del Caf Italia – è abbastanza netta la percezione che fare impresa nel nostro Paese sia particolarmente complicato, per diverse ragioni. Occorre dunque invertire la tendenza cercando soluzioni efficaci e credibili, per evitare che tali difficoltà diventino insormontabili”.

“Attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi”: questa comunemente la definizione di “Impresa”. In Italia però, per moltissime persone, la parola “Impresa” associata a mondo del lavoro, e in particolare alla possibilità di dar vita a un’azienda autonoma, rimanda più che altro al concetto di azione di enorme difficoltà, come se la riuscita di tale azione sconfinasse quasi nell’epica, nell’eroismo, considerate le enormi difficoltà del contesto italiano in tal senso. Ironia a parte, un recente sondaggio in materia ha fatto emergere alcune informazioni di grande interesse in merito a come viene percepita in Italia l’idea di fare impresa: il quadro d’insieme che ne viene fuori non è particolarmente incoraggiante, poiché gli ostacoli disseminati lungo un percorso già di per sé arduo, sono numerosi, grandi e sempre presenti. E tra gli ostacoli nominati, un posto di rilievo è sicuramente occupato dalla forte pressione fiscale con cui le imprese si trovano a dover fare i conti.

La percezione che gli imprenditori, siano essi nuovi o di lungo corso, hanno in merito alla questione del fare impresa in Italia è di difficoltà abbinata però anche a una certa solitudine. Ciò che emerge, infatti, è che le istituzioni, ad ogni livello, non riescono a fare sentire la propria presenza a chi inizia questo tipo di percorso: e questa “assenza” percepita è aggravata da fattori altrettanto importanti, quali una burocrazia molto ostica e un Fisco complesso e pesante. E come spesso accade, in linea di massima le maggiori difficoltà si riscontrano nel Meridione, anche se, in realtà, una delle regioni più virtuose in tal senso appartiene al Mezzogiorno italiano. Grazie a programmi di formazione idonei e a una dose di ottimismo importante, accanto a Lombardia e Piemonte troviamo, tra le regioni migliori in cui fare impresa, la Basilicata. Le regioni più difficili, in tal senso, sono però a Sud: Campania, Calabria e Sicilia. E i problemi più grossi investono soprattutto il tessuto delle piccole e medie imprese italiane, che rappresentano il 90% del totale delle imprese in Italia.

“L’apporto delle piccole e medie imprese in Italia è assolutamente indispensabile – è il commento della Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia – e questo universo particolare va assolutamente tutelato e incoraggiato. Ad oggi invece, purtroppo, ci troviamo davanti a una situazione davvero difficile, con migliaia e migliaia di aziende piccole che faticano per restare a galla in un mercato sempre più complesso dove purtroppo le regole non sempre sembrano uguali per tutti, e dove altri fattori come per l’appunto il Fisco e la burocrazia, incidono in maniera pesante. Restiamo sempre in attesa che vengano messi in atto provvedimenti importanti ed efficaci – conclude la Dottoressa Maria Emilda Sergio – e che anche a livello fiscale finalmente si possano trovare le giuste soluzioni per far sì che chi voglia fare impresa in Italia non veda l’Erario come un nemico implacabile”.