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16/01/2020 - EUROSTAT: IN ITALIA AUMENTA IL DIVARIO FRA I PIŁ RICCHI E I PIŁ POVERI

"Un Paese in cui persistono disuguaglianze sociali ed economiche molto importanti – afferma l’Amministratore Unico del Caf Italia, la Dottoressa Maria Emilda Sergio – non può soddisfare chi governa né incontrare il favore dei cittadini. Se categorie particolari, già in affanno per svariati motivi, quasi sempre non imputabili a chi tali difficoltà le vive e le subisce, si trovano sempre più in difficoltà anno per anno, vuol dire che qualcosa non va e che occorre intervenire in maniera rapida ed efficace. Sicuramente uno dei problemi più grandi e che sarebbe il caso di affrontare e risolvere con urgenza è il divario fra i ricchi e i poveri nel nostro Paese, divario – aggiunge l’Amministratore Unico del Caf Itallia – che continua ad aumentare, secondo un trend preoccupante che coinvolge e danneggia milioni di persone che vivono in difficoltà e che, cosa peggiore, non possono nemmeno avere una prospettiva di miglioramento nel breve e medio periodo”.

I dati che giungono dall’Eurostat in materia di gap fra le diverse fasce di reddito nel nostro Paese, con dati aggiornati fino al 2018, invitano sicuramente a una riflessione importante: nell’anno di riferimento indicato il 20% della popolazione che può contare sui redditi maggiori, ha entrate di sei volte superiori al 20% di popolazione più in difficoltà. Si tratta di un dato significativo e da valutare con grande attenzione, poiché rappresenta il dato peggiore tra i Paesi con la popolazione più alta dell’area UE riguardo, appunto, alle differenze di reddito fra i cittadini più facoltosi e quelli maggiormente in affanno a livello economico. Oltre al dato assoluto in sé, ciò che dovrebbe far riflettere è la tendenza in atto: tale dato è peggiorato nell’ultimo decennio, poiché nel 2008 la forbice in questione in Italia era di 5,21 volte anziché 6.

Andando ancora più in profondità, emergono altri spunti interessanti relativi alla tendenza in atto fra le regioni del Nord e quelle del Sud. Il divario maggiore fra i ricchi e i poveri si registra in regioni del Meridione come Campania e Sicilia, dove le entrate del 20% più ricco della popolazione sono 7,4 volte superiori rispetto a quelle del 20% più povero; viceversa, il 20% più ricco in Friuli Venezia Giulia e nella provincia di Bolzano ha introiti pari o di poco superiori a 4 volte quelli del 20% più povero. La tendenza generale, come detto, è peggiore in Italia che nella stragrande maggioranza dei Paesi dell’area UE, dove in media la differenza di entrate fra i più ricchi e i più poveri è di 5,17 volte. Basti pensare che se la Spagna, con una differenza di 6,03 volte, sta solo poco meglio di noi, la differenza con Germania, con il dato fissato a 5,07 volte, e ancor più Francia (4,23) è abbastanza marcata.

“I dati raccolti ed esposti raccontano di un Paese ancora in enorme difficoltà nella sicuramente difficile operazione di livellamento fra le diverse fasce della popolazione – è il pensiero della Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia – segno che le iniziative e i provvedimenti adottati nell’ultimo decennio non hanno dato i frutti sperati. Occorre di conseguenza rivedere la pianificazione strategica di questo tipo di provvedimenti da adottare sì nel breve e medio periodo, ma tenendo conto anche degli effetti di lunga durata, per consentire a chi appartiene alla fascia di popolazione meno agiata di beneficiare di soluzioni realmente efficaci. Oggi più che mai occorre avere lucidità e coraggio per far ripartire il Paese, avviare una concreta crescita economica e far ripartire l’occupazione – conclude la Dottoressa Maria Emilda Sergio – e gettare le basi anche per un sistema fiscale diverso, mediante una riforma profonda e radicale”.