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07/11/2019 - LOTTA ALL’EVASIONE VS PRIVACY: INTERVIENE IL GARANTE

“Il tema del rispetto della privacy si intreccia inevitabilmente con la necessità di intensificare e rendere più efficace la lotta ai fenomeni di evasione ed elusione fiscale – sostiene la Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia – e non sempre è facile riuscire a mantenere i limiti fra queste due necessità, ugualmente ineludibili. Tale questione è da sempre al centro dell’attenzione degli addetti ai lavori, in particolar modo negli ultimi anni, in cui si è registrato un duplice, interessante movimento: da una parte, la necessità di tutelare i dati sensibili e la privacy dei cittadini è diventata sempre più stringente, anche per via dell’affermazione sempre più intensa dei social network; dall’altra parte, è sempre più urgente far sì che i vari attori in gioco collaborino in maniera sempre più attiva per combattere evasione ed elusione fiscale – aggiunge la dottoressa Maria Emilda Sergio – e questo complica sempre più l’individuazione dei limiti fra queste due esigenze”.

A evidenziare la necessità di non esagerare con il controllo da parte del Fisco è stato, in questi giorni, il Garante della Privacy, in relazione ad alcune novità del decreto fiscale. In particolare, il Garante dubita dunque della "piena conformità delle norme in esame con la disciplina" sulla privacy dei cittadini. In particolare, egli si concentra sull’articolo 14 del decreto fiscale, articolo che nello specifico autorizza la memorizzazione delle fatture elettroniche "fino al 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento". Non solo: i dati delle fatture elettroniche resteranno negli archivi del Fisco "fino alla definizione di eventuali giudizi" e Includono "quelli inerenti la natura, la qualità e la quantità dei beni e servizi oggetto dell’operazione". E restano a disposizione sia dell'Agenzia delle entrate sia della Guardia di finanza. Ma il margine di intervento della Guardia di finanza viene allargato perché potrà gestire questi dati sia per scovare gli evasori (come è naturale) sia per "le funzioni di polizia economica-finanziaria demandate al Corpo". In questo modo, la Guardia di finanza potrà usare queste informazioni per reprimere "qualsiasi forma di illegalità" contro la spesa pubblica, il mercato dei capitali e la proprietà intellettuale.

Relativamente ai dati da memorizzare, essi dunque includono "Quelli inerenti alla natura, alla qualità e alla quantità dei beni e servizi oggetto dell’operazione", restando a disposizione sia dell'Agenzia delle entrate sia della Guardia di finanza. Tuttavia il margine di intervento della Guardia di finanza viene allargato perché potrà gestire questi dati sia per scovare gli evasori (come è naturale) sia per "le funzioni di polizia economica-finanziaria demandate al Corpo". In questo modo, la Guardia di finanza potrà usare queste informazioni per reprimere "qualsiasi forma di illegalità" contro la spesa pubblica, il mercato dei capitali e la proprietà intellettuale. La memorizzazione dei dati così analitica, il periodo di memorizzazione più lungo, i maggiori poteri dei Finanzieri: tutte queste novità - scrive il Garante - rischiano di ledere il principio della proporzionalità, come il Garante della Privacy ha già sostenuto nei provvedimenti del 18 novembre e del 20 dicembre 2018. Più in concreto, questa modalità di archiviazione dei dati mette nelle mani dell'Agenzia delle entrate anche informazioni sensibili sugi italiani, a proposito del loro "stato di salute o dell’eventuale sottoposizione a procedimenti penali", come per le "fatture relative a prestazioni in ambito sanitario o forense". Conoscere le malattie degli italiani e i loro precedenti penali - obietta il Garante - non ha niente a che vedere con la lotta agli evasori.

“Le problematiche sollevate in materia rappresentano sicuramente un punto di vista interessante – evidenzia l’Amministratore Unico del Caf Italia, la Dottoressa Maria Emilda Sergio – e sarà indispensabile stabilire probabilmente nuove regole affinché vengano risolte determinate questioni che, inevitabilmente, potranno sorgere. Occorre dunque affrontare nuovamente la questione – conclude la Dottoressa Maria Emilda Sergio – e fare in modo che la necessità di combattere gli evasori non vada però a ledere l’altrettanto importante bisogno di tutelare la privacy dei cittadini”.