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20/06/2019 - FISCO: GIUGNO MESE CRUCIALE FRA SCADENZE E LIBERAZIONE DALLE TASSE

“Il mese di giugno riveste sempre una grande importanza per le questioni relative al rapporto fra contribuenti ed Erario nel nostro Paese – è la riflessione della Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia – perché comprende alcuni appuntamenti fondamentali relativi all’agenda fiscale e perché praticamente da sempre, anche a livello simbolico, dà un quadro esemplificativo del carico fiscale che grava sugli italiani, in quanto a giugno di solito si registra il primo giorno senza tasse, ossia la linea di confine fra i giorni in cui, in media, i contribuenti lavorano per lo Stato e quelli in cui iniziano a lavorare per se stessi. Anche tale indicazione – aggiunge la Dottoressa Maria Emilda Sergio – dovrebbe far riflettere su quella che attualmente è la situazione che caratterizza il nostro Paese da questo importantissimo punto di vista”.

Come anticipato sopra, giugno è un mese particolarmente delicato che segna, per certi versi, una specie di tornaconto abbastanza indicativo dello stato attuale di cose per imprese, lavoratori, famiglie e contribuenti in genere nella difficile relazione col Fisco. Una data di notevole rilevanza è stata lunedì 17 giugno, dove si è registrata quella che è stata ridefinita una vera e propria stangata per tutti: le varie categorie di contribuenti, infatti, hanno dovuto fronteggiare versamenti alle Casse dello Stato per oltre 32 miliardi e mezzo di euro. L’esborso di questa somma elevatissima coinvolge gli imprenditori, alle prese con il pagamento di ritenute Irpef per collaboratori e dipendenti (12 miliardi di euro circa), famiglie e imprese chiamate a versare poco meno di 10 miliardi di euro per Imu e Tasi, ma anche artigiani, commercianti e lavoratori autonomi, che hanno versato 9,8 miliardi di euro di Iva.

Giugno rappresenta un momento di enorme importanza anche per avere un’idea più precisa di quanto il carico fiscale incida sulla quotidianità del Paese: con riferimento all’anno in corso, il freedom tax day, ossia il primo giorno di lavoro successivo a quelli necessari per pagare le tasse, è stato individuato nel 4 giugno. Tradotto, ciò significa che imprese e famiglie italiane hanno lavorato, nel 2019, ben 154 giorni per onorare gli impegni fiscali e solo a partire dal 155° hanno iniziato a lavorare per guadagnare. Tale dato indica un certo ritardo dell’Italia, quantificabile in 4 giorni, rispetto alla media dei paesi afferenti all’Area Euro, e di 8 giorni se si tiene conto della media dei 28 Paesi dell’Unione Europea. Se il ritardo con la Germani è di 7 giorni, è molto più marcato rispetto a Francia (23), Regno Unito (25) e Spagna (28).

“Le difficoltà che purtroppo caratterizzano ancora il rapporto tra italiani e Fisco – sostiene l’Amministratore Unico del Caf Italia, la Dottoressa Maria Emilda Sergio - sono molteplici e si riferiscono soprattutto, a nostro modo di vedere, a due problematiche generali: da una parte abbiamo il carico fiscale a livello di spesa che grava sui contribuenti, penalizzando non poco le imprese e le famiglie e, quindi, anche il lavoro, i consumi, gli investimenti, gli acquisti e, in generale, il livello di benessere del Paese; dall’altra l’eccessiva complessità del sistema fiscale, spesso farraginoso, di difficile interpretazione e cavilloso. Ecco, alla luce di quanto detto, reputiamo assolutamente indifferibile – conclude l’Amministratore Unico del Caf Italia – una lucida e profonda riflessione sul Fisco italiano e una conseguente riforma capace di intervenire sulle problematiche, a nostro avviso molto serie, sopra illustrate”.