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03/04/2019 - CRESCITA ECONOMICA RINVIATA ANCORA E RICADUTE NEGATIVE ANCHE SULLA PRESSIONE FISCALE

“Il caos socio-politico che aveva introdotto il 2018 e che si è concretizzato in cambiamenti dalla portata epocale nel nostro Paese – è il pensiero della Dottoressa Maria Emilda Sergio, Amministratore Unico del Caf Italia – non rappresentava probabilmente la premessa più idonea per incoraggiare una reale ripresa economica e occupazionale nel corso dell’anno che si è da poco concluso. Questo ha generato sicuramente una delusione diffusa, viste le grande speranze riposte nella crescita all’alba del 2018, speranze che poi sono state frustrate nello scontro con una situazione reale che permane difficile e complessa. Adesso però si sperava e si spera ancora che la musica possa cambiare nel 2019, iniziato ormai da tre mesi – continua l’Amministratore Unico del Caf Italia – ma purtroppo i segnali in tal senso non sembrano lasciare troppo spazio all’ottimismo, specialmente se ci si basa sulle notizie giunte dagli addetti ai lavori nel corso delle ultime settimane”.

Il rallentamento economico che, ahimè, interessa e coinvolgerà anche nei prossimi mesi l’Italia, rappresenta una cattiva notizia sotto tutti i punti di vista, da quello economico a quello sociale, dall’universo lavorativo a quello della quotidianità per imprese e lavoratori. Il problema è proprio l’effetto domino che determinate situazioni creano sulla salute generale del Paese. E la mancata crescita, che si attesta praticamente attorno al livello dello 0%, è il ripetersi di un autentico spauracchio per l’Italia, che non riesce a trovare le giuste contromisure per invertire la tendenza; uscire dalla recessione appare sempre più una missione ai limiti dell’impossibile, anche per via delle speranze tradite in tal senso nell’ultimo anno. E tra gli effetti indesiderati più insidiosi troviamo le ricadute a livello fiscale di questa mancata crescita.

Secondo gli esperti e gli addetti ai lavori, infatti, alle problematiche innegabili legate all’ennesimo rinvio di una possibile ripartenza della nostra economia, se ne aggiungono di ulteriori che interessano un altro dei tasti dolenti della realtà italiana: la pressione fiscale. Indicato come uno dei problemi da risolvere con maggiore urgenza, il peso degli obblighi fiscali sui contribuenti è ancora una questione che incide in maniera fortemente negativa sul sistema economico e la mancata crescita non fa che acuire le conseguenze di tale problema. Come se non bastasse l’aspetto negativo legato direttamente alla mancata crescita, la pressione fiscale, peraltro già alle stelle, rischia concretamente di aumentare ancora, passando dal 42,3% fino al 43%. La speranza è che comunque si riescano a contenere gli effetti negativi e che presto si possa realmente far ripartire l’economia del nostro Paese.

“Le prospettive nel breve e medio periodo non sono in linea con le speranze maturate negli ultimi anni – è la riflessione della Dottoressa Maria Emilda Sergio – per cui occorre capire, ancora una volta, quali siano stati gli intoppi che hanno rallentato, per l’ennesima volta, la tanto agognata ripresa. Partendo dalle criticità, attraverso un’analisi lucida e completa, sarà possibile porre rimedio agli errori di valutazione e capire cosa occorre davvero fare, in concreto, per lasciarsi alla spalle la recessione. E in tutto questo – conclude l’Amministratore Unico del Caf Italia – è di fondamentale importanza valutare la realtà fiscale del Paese e intervenire anche lì in maniera efficace”.